Pendola da viaggio detta “marescialla”

Rara pendola da viaggio detta “marescialla” con suoneria di ore e quarti, ripetizione a richiesta e sveglia.

Cassa: in bronzo dorato con modanatura “gradinata” arricchita da fregi ed incisioni floreali, le rosette laterali sono di notevoli dimensioni. Cimasa rastremata, concava sui quattro lati, maniglia pieghevole a forma di serpente che si morde la coda. La cassa poggia su quattro piedini in bronzo dorato a zampa di leone. Sul fronte, sportello con lunetta porta vetro incernierata per accedere ai fori di carica e per impostare l’ora, i minuti e la sveglia.

Due forellini sui fianchi da cui fuoriesce il cordoncino per azionare la ripetizione e l’altro per armare la sveglia. Sul retro sportello per accedere al movimento.

Quadrante: “a fascia” circolare in smalto bianco con numeri arabi e fascia tratteggiata in smalto nero. Nella parte centrale decorazione in bronzo dorato con bassorilievo raffigurante la ninfa Clizia (figlia di Oceano) che osserva il sole (allegoria di Apollo, suo amato) appoggiata ad una ancora di nave. Due fori di carica decentrati per il tempo e la suoneria. Lancette in acciaio brunito.

Movimento: in ottone, doppia platina, scappamento a verga, bilanciere monometallico, doppio bariletto, dispositivo di “advance – retard”, suoneria a rastrello su due campanelli. Dispositivo suona – non suona posto sotto il fondo della cassa.

Firmata sul quadrante “LeRoy et Fils”.

Periodo e provenienza: 1790/1800 circa. Ginevra – Svizzera.

Dimensioni: cm 24 (altezza con maniglia), cm  21 (senza maniglia), cm 12,5 (larghezza), cm 8 (profondità).

Maggiori Informazioni:


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Note:

La placca centrale in bronzo raffigurante la ninfa Clizia che osserva il sole potrebbe ispirarsi al dipinto eseguito da Charles de la Fosse nel 1688. Il pittore ritrae la fanciulla abbandonata su uno scoglio, in riva al mare. Disperata, osserva Apollo impegnato a “tramontare”.

Clizia, figlia di Oceano (vedi l’ancora a cui si poggia) è la ninfa amata dal dio Sole. Egli però la trascura per recarsi da Leucòtoe (figlia di Orcamo, re degli Achemenidi) di cui si innamora. Ingelosita e offesa, Clizia riferisce l’accaduto al padre di Leucotoe che, spinto dall’ira, seppellisce la figlia viva in una profonda buca.

Apollo, perduta la sua amata e colto da una tremenda disperazione, cosparge il terreno dove è sepolta la ragazza di un nettare profumato dal quale nascerà la pianta dell’incenso. Ripudiata da Apollo, Clizia trascorse il resto dei suoi giorni seduta, nutrendosi solo di brina e lacrime e osservando il dio mentre ogni giorno conduce il carro del Sole. Consumata dall’amore, deperita, si trasformò in un fiore, che cambia inclinazione durante il giorno secondo lo spostamento dell’astro nel cielo, il girasole.