Pendola francese del modello “lira”

Elegante pendola francese del modello “lira”.

Cassa: in bronzo dorato a mercurio cesellato ed inciso, a forma di lira, decorata con bronzi dorati applicati: sulla sommità un braciere, rami e foglie d’alloro, sotto il quadrante la pendola poggia su due zampe caprine, un fauno probabilmente. L’orologio è impreziosito da una cornice di bottoni in smalto blu con stella d’oro. Il tutto poggia su una base ellittica in bronzo dorato con angoli vivi e quattro piedini.

Quadrante: “a fascia circolare” in smalto bianco, numeri arabi in smalto nero ed indici per i minuti. Lancette in bronzo dorato e platina del movimento a vista.

Movimento: in ottone dorato con scappamento ad ancora, sospensione a filo di seta con pendolo a forma di farfalla, ripetizione delle ore e delle mezze su campana.

Periodo e provenienza: Direttorio, 1795/1799, Parigi, Francia.

Dimensioni: cm. 44 (altezza), cm. 22 (larghezza), cm. 10 (profondità).

Maggiori Informazioni:


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Note:

Il modello “lira” ebbe molto successo durante i periodi di Luigi XVI, Direttorio ed Impero. Si conoscono un certo numero di varianti. Le pendole a lira hanno fatto parte di importanti collezioni in tutto il mondo e alcune sono oggi esposte in importanti musei, come ad esempio due pendole a lira, una dell’orologiaio Jean-Michel Harel (inv. PE 1531) ed una dell’orologiaio Bourdier (1774-1791) (inv. 22561) sono conservate al musée des Arts décoratifs di Parigi. Sempre a Parigi al Musée-Cognacq-Jay si trova una pendola a lira in porcellana azzurro. Un’altra pendola lira in porcellana blu fa parte della collezione del Walters Art Museum di Baltimora (USA) ed un’altra ancora del Victoria and Albert Museum di Londra (UK).

Da notare anche un orologio a lira scheletrato illustrato nell’opera di P. Heuer e K. Maurice intitolata “European Pendulum Clocks”. Questo orologio molto finemente intagliato porta sul quadrante la firma di Hubert Sarton, un orologiaio che operava a Liegi, dimostrando così l’ampia diffusione di questo modello molto di moda alla fine del XVIII secolo e all’inizio del XIX secolo.

Un esempio simile è illustrato sul libro di orologeria “La pendule française”  vol.2, di Tardy.