Note:
Pubblicato sulla rivista “Antiquariato” nel numero di marzo 2009 alla pagina 65.
Impiallacciatura in bois de rose, amaranto e bosso, marqueterie a fiori, impreziosito da bronzi di rara qualità cesellati e dorati a mercurio, ripiano in marmo bianco con venature grigie.
Due cassetti apribili sul fronte: il primo è uno scrittoio con due piccoli cassettini sul fondo con pomelli a testa di leone., il secondo è un normale cassetto.
Sui fianchi si trovano due cassetti girevoli.
Stampigliato: sullo schienale “TOPINO et JME” vicino alla gamba posteriore destra e AY264, probabile numero di inventario.
Periodo e provenienza: epoca Luigi XVI, circa 1780, Parigi, Francia.
Dimensioni: cm 87 (altezza); cm 61,5 (larghezza); cm 38 (profondità).
Note:
Pubblicato sulla rivista “Antiquariato” nel numero di marzo 2009 alla pagina 65.
CHARLES TOPINO
Charles Topino, famoso e prolifico ebanista, divenne maestro il 17 novembre 1773. Il suo laboratorio si trovava in Grand Rue du Faubourg Saint-Antoine. Fu eletto deputato della sua corporazione nel 1782 e, oltre alle sue attività di ebanista e mercante, gestì gli affari della sua comunità, raggiungendo una particolare prosperità negli anni Settanta del Settecento, come rivela il suo Livre-journal, un prezioso documento oggi conservato negli Archivi di Parigi.
Il fatto che questo Livre-journal non menzioni il Garde-Meuble de la Couronne non significa che Topino non consegnasse le sue opere a diverse residenze reali o appartamenti di proprietà di principi di sangue. Uno scrittoio ovale “à la jésuite” nella reggia di Versailles, datato 1773-1774 e attribuito a Topino, recava il punzone a fuoco del Garde-Meuble della delfina Maria Antonietta (sigla GRW con sopra una corona) e il punzone circolare del Garde-Meuble privato della regina. Un secondo tavolo “en chiffonière”, punzonato e venduto a Parigi nel 1990, recava il punzone a fuoco del castello di Bellevue, di proprietà di Madame de Pompadour e in seguito delle Mesdames, figlie di Luigi XV.
Potrebbe benissimo trattarsi dello stesso tavolo che si trovava nel gabinetto di Madame de Narbonne, dama d’onore di Madame Adélaïde, descritto nell’inventario del castello del 1786 come: “une chiffonnière ovale à placage servant de table à écrire en cuivre doré”. Un altro comò in mogano satinato con punzone Luigi XVI, conservato nella Reggia di Versailles, fu punzonato con il marchio a fuoco del duca di Penthièvre a Châteauneuf-sur-Loire.
Purtroppo, il Livre-Journal di Topino non rivela molto sulla sua clientela privata, citando pochissimi nomi durante gli anni Settanta del Settecento, tra cui i principali erano il marchese di Gravelle e Madame Lasolay. Il nostro ebanista incrementò anche i rapporti commerciali con i suoi colleghi ebanisti e noti commercianti, fornendo loro legno ma anche mobili, instaurando un prospero commercio con Jean-Baptiste II Tuart, Pierre Denizot, Léonard Boudin, Marie Anne Guerne – vedova di Pierre V Migeon-Mathurin Law, Nicolas Héricourt e Maurice Koop. Fornì numerosi decori intarsiati per suo fratello Jean-Baptiste Topino-Lebrun, “négociant à Marseille rue St-Ferréol”. La Rivoluzione fu fatale per Topino che dichiarò bancarotta il 21 dicembre 1789.